Crisi di coppia: il dolore della separazione è utile o autodistruttivo?

La vita è un cammino atto a raccogliere tesori. Ciascuno di questi tesori ha un vero valore, se poi messo a disposizione degli altri.

Ecco il senso di questo articolo, espressione di tanto vissuto personale, oggi raccontato con il sostegno anche di basi professionali acquisite durante gli anni. Sarà tutto vero quello che troverete scritto? Deciderete voi cosa tenere e cosa lasciare.

Siamo unici ed in modo unico viviamo, sentiamo e scegliamo, ma siamo anche uniti, insieme, in modo che parti di noi si possano integrare a supporto. La vostra relazione di coppia è in crisi, si sta interrompendo o si è già interrotta? Vi sentite lacerati da un senso di disperazione, rabbia, separazione, tristezza, senso di perdita, di lutto, di vuoto, morte, di abbandono, di fallimento, di non essere visti, di non essere i primi, di non essere amati, senso di colpa, senso di perdita della propria identità, chiusura, spossatezza, paura, disagio, insicurezza, distanza?

Vi comprendo. L’ho passato e attraversato. Per questo vi dico che

“Un Cuore puro e semplice,

quando si separa da un uomo o una donna,

non conosce dolori.

Non percepisce l’interruzione.”

Allora come mai si vive la sofferenza? Lo riscrivo con un inizio di risposta:

Un cuore pulito da schemi mentali e emozioni traumatiche della personalità,

quando si separa da un uomo o una donna,

non conosce dolori.

Non percepisce l’interruzione.”

Cosa significa? Abbiamo tanta confusione. Il termine separazione (che ho utilizzato per una immediata comprensione delle menti) è prettamente caratteristica di questa società ancora confusa, che ci ha influenzato e ci influenza di continuo. Ma noi siamo la società, vero? Allora partiamo da noi a portare in atto modifiche positive. Adesso siete qui, così, e soffrite ancora, allora una domanda che può sorgere è: ma è corretto accogliere quel dolore che inevitabilmente in quel momento si prova?

La risposta è Si.

Sarebbe meglio evitarlo, invece? No.

Perchè?

Perché sono tempi in cui abbiamo ancora bisogno di passare attraverso il dolore (l’ombra) per fare pulizia di memorie bloccanti e portare chiarezza (luce) su chi siamo e cosa desideriamo veramente.

Chiudersi cercando di non sentire è un meccanismo di protezione traumatica che fa “tirare avanti”. Se per un certo tempo può essere utile, in seguito necessiterà di portare a ricontattare il sospeso non elaborato, quando si sceglierà di vivere la propria vita veramente, intensamente e senza maschere. 

Il dolore porterà a conoscere meglio parti di voi, a sentirle calde, a elaborarle, a scegliere quelle da tenere, quelle da riscoprire e quelle da trasformare perché schiave di memorie, di un’educazione che non sono più esempi utili al vostro futuro.

Le relazioni sono specchi, più o meno potenti, che danno queste straordinarie possibilità di vivere, morire e rinascere sempre più veri e gioiosi. Perché si fa tanta fatica? Cosa crea sofferenza? Messi in confusione dalle abitudini mentali e dalle memorie traumatiche, spesso si pensa che quando ci si lascia si abbia esaurito il sentimento, cioè che quell’amore non possa più fluire e che si perda una parte se stessi.

Sbagliato.

Allora si soffre, si attribuiscono colpe e responsabilità senza considerare che lo stare insieme è un percorso e che i percorsi hanno tante strade da poter scegliere in base al proprio sentire, vedere, ascoltare, in base ai propri strumenti, alle proprie possibilità, al passato, al tipo di anima che siamo, ai propri desideri più profondi e che se rispettiamo il cammino di ognuno (in primis il nostro). Non esistono separazioni, ma solo trasformazioni che si possono vivere con il cuore connesso a prescindere dal modo (relazione di coppia o no).

Un altro motivo che crea dolore arriva dalla non coscienza che l’Amare non si può interrompere e che questo è indipendente dal tipo di relazione. La relazione di coppia per esempio è solo un tipo di espressione dell’Amare. Pare quello più intenso, ma non è l’unico. L’Amare dipende dallo spazio che abbiamo a disposizione: questo ci dà la possibilità di esprimerlo anche in altri modi, in modo incondizionato (senza richiesta) ed anche da lontano, quando la vicinanza non è possibile.

Difficile, vero? Si. Perché di bisogni ne abbiamo tanti. E allora come si fa? Si pensa che i bisogni devono essere soddisfatti proprio in quel modo e proprio da quella persona e infatti questo un altro motivo per cui si entra nella sofferenza.

Lo dico a voi come sempre lo ricordo a me stessa: nel dolore del momento lasciamoci aprire alla scoperta, al ricevere un nuovo che ancora non conosciamo. Quel nuovo può avere la forma della vecchia relazione trasformata o di altri incontri con splendide anime che risuonano con il nostro sempre migliore futuro.

Lasciate gli attaccamenti, lasciate che la forza del cuore guarisca dove serve e lasciatevi meravigliare. Che il dolore sia però solo un passaggio e non perduri troppo nel tempo, altrimenti potrebbe sfociare in apatia e depressione. Siatene coscienti. Fatelo per voi e per il mondo a cui tanto di bello avete da dare.

Se ne sentite la gioia e apertura mentre ci pensate, incontrate professionisti che possano essere insieme a voi con le loro tecniche, le competenze, il vissuto e offrirvi modalità per poter lasciare andare ciò che delle vostre memorie non è più utile, per aprirvi al meglio che vi sta aspettando.

Francesca Gussoni

Professionista olistica iscritta al registro nazionale di categoria professionale n. 1175 disciplinato ai sensi della legge 4/2013 – Counselor sistemico, Operatrice rilascio stress tensioni traumi Metodo T.R.E. ®, Costellatrice familiare.

http://www.francescagussoni.it

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